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domenica 5 giugno 2011

Piedimonte Matese - Appropriazione indebita, assolto l'ex segretario comunale dell'ente montano

piedimonte matese. Appropria-zione indebita, assolto l’ex segretario dell’ente montano Gennaro Pezone. Ad accusarlo era un altro suo collega, Antonio Ciorlano contro cui Pezone potrebbe intentare, ora, causa risarcitoria. Dopo ben quattro anni il 26 maggio è stata emessa la sentenza per quanto riguarda il contenzioso posto in essere dai due segretari della Comunità Montana del Matese. Per Pezone, l'imputazione era di appropriazione indebita della somma di Euro 14.077,58, quale compenso percepito in veste di Coordinatore unico per la redazione del Piano Pluriennale di Sviluppo Socio Economico dell'Ente Montano. L'atto di denuncia fu inoltrato da Ciorlano anche perché non ritenne legittimanti le note difensive rese dal segretario Pezone ed eludendo anche la procedura del tentativo obbligatorio di conciliazione attivato dallo stesso Pezone; a questo punto la Comunità Montana del Matese si costituisce parte civile nel procedimento penale conferendo incarico all'avv. Edda de Iasio.
L'esito della questione si è delineato quando Antonio Ciorlano, denunciante, nel corso di un interrogatorio non era riuscito a sostenete la sua tesi d'accusa e non riguardo al diritto economico del Pezone, ma solo per quanto riguarda, a suo dire, l'irregolarità procedimentale. “C'è una questione di diritto amministrativo - afferma Pezone - che, seppur non semplice, ha visto il riconoscimento di un operatore la cui competenza è stata svelata da una parola scritta in delibera , ovvero, il carattere extra ufficio della propria attività, questione periziata dal prof. Abbamonte che definì la denuncia una "mera delinquenza, in quanto la redazione del p.s.e era dovere del Dirigente tecnico.
Un profondo conoscitore del diritto - afferma Pezone - non avrebbe mai sporto quella denuncia, studiata sì in modo suggestivo ma del tutto priva di fondamenti giuridici, inoltre presentai anche istanza di conciliazione alla Sezione Provinciale del Lavoro. Aspetto ancora oggi un confronto pubblico con il segretario Antonio Ciorlano sul tema”.

Piedimonte Matese - i medici indagati si difendono

piedimonte matese. I trentaquattro medici indagati con l’accusa di peculato, si mostrano sereni e attendono l’esito della indagine con fiducia verso la Procura. I numeri, quasi sempre, spiegano meglio di tante parole ogni cosa. Numeri che alla fine potrebbero ridimensionare l’inchiesta condotta dalla fiamme gialle matesine.

900 euro in cinque anni
Così appare davvero esagerato l’accusa rivolta verso il primario Raffaele Di Robbio a cui viene mossa l’accusa di peculato per una somma di 900 euro per i cinque anni verificati.

La difesa di Di Robbio
“Mi sento pulito – afferma il primario, Raffaele Di Robbio, uno dei 34 indagati – e per questo attendo con serenità gli sviluppi dell’indagine. Ho vissuto la perquisizione della finanza con rispetto e tranquillità. Certamente – insiste Di Robbio – sono amareggiato ma ho collaborato mettendo a disposizione la mia casa e il mio studio. Vivo e lavoro – conclude Di Robbio – in una piccola comunità per cui anche gli incassi sono modesti. Ho sempre versato quanto dovuto all’Asl”.

I nomi degli indagati.
Fra i professionisti, tanti i nomi di primissimo piano come Antimo Cappello, Lanfranco Acampora, Luigi Bergamin, Luigi Bifulco, Arnaldo Brienza, Carlo Capuano, Giuseppe Casino, Angelantonio Caso, Fabio Cecconi, Agostino Cirillo, Anna Cristillo, Dario D’Onofrio, Luigi Di Risi, Francesco Della Corte, Raffaele Di Robbio, Giovanni Di Tommaso, Fabrizio Ferraiolo, Fiovanbattista Forte, Giovanni Italiano, Roberto Landolfi, Alfonso Marra, Giuseppe Mastrobuono, Stefano Mennillo, Vincenzo Messina, Antonio Palermo, Guido Pane, Antonio Pontieri, Antonio Puorto, Michela Quarantiello, Giacomo Russo, Ignazio Scaravilli, Vincenzo Selva, Attilio Sgambato e Armando Volpe. Professionisti che, in gran parte, lavorano fra gli ospedali di Piedimonte Matese, Teano e Caserta, prestando, inoltre, attività professionale in forma privata. Quindi, medici che hanno deciso di adottare il sistema di “intramoenia”.
Un protocollo secondo cui il medico ospedaliero che decide di lavorare anche presso studi privati dovrebbe versare il 50% del proprio fatturato all’Asl.
Il sistema dovrebbe – contemporaneamente - generare parcelle più contenute in favore dei pazienti e maggiori entrate nelle casse delle azienda sanitarie.

Piana di Monte Verna - Lavori pubblici, i carabinieri del Ros presentano nuove prove contro Riccio

piana di monte verna. I carabinieri del Ros depositano un intero faldone relativo ad ulteriori sviluppi nell’indagine per gli appalti nel piccolo comune sui cui si sono accesi, circ aun anno fa, i riflettori dell’operazione Normandia 2.  
Proprio la presenza di nuove prove ha indotto il giudice a spostare l’udienza preliminare al prossimo 16 giungo.
L’ex tecnico comunale Armando Riccio sembra essere unafigur aimportante all’interno della stessa indagine.
Tra i ’colletti bianchi’ ritenuti complici del clan il dirigente del settore pianificazioni-programmazione del Comune di Caserta Maurizio Mazzotti per la vicenda della gara delle centraline di monitoraggio dell’aria; il funzionario dll’Utc di Casal di Principe Giacomo Letizia, per la gara per l’impianto per le acque reflue nel canale ex Casmez e per un impianto sportivo; e quello dell’Utc di Piana Monteverna Armando Riccio per un parcheggio e il completamento di un impianto sportivo Era dal 2004 che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli seguiva la carriera di Nicola Schiavone, erede designato alla guida dell’omonimo clan dal padre Francesco detto "Sandokan".
In cinque anni, da quanto emerge nell’inchiesta "Normandia 2" che ha portato al sequestro di beni per circa un miliardo di euro e all’arresto di 14 persone, le gare pubblica sono state assegnate a una lista chiusa di imprese.
Nell’ascesa Nicola Schiavone, oggi 31enne, e’ affiancato dal cugino omonimo, imprenditore 32enne. Insieme raggiungono un accordo con il clan di Antonio Iovine e decidono cosi’ la spartizione degli appalti pubblici, dall’edilizia al sistema dei rifiuti.
In questo piano di infiltrazione, secondo la procura di Napoli, Nicola Ferraro, eletto consigliere regionale nel 2005, avrebbe avuto un ruolo determinante nel modificare i bandi di gara e nel risolvere intoppi burocratici, facendo in modo che a vincere l’appalto sia uno degli imprenditori, una cinquantina, inserito nella ’rosa’ dei compiacenti e scelto a tavolino sulla base di una precisa turnazione. Ferraro poteva contare su funzionari pubblici compiacenti, come sarebbe avvenuto nel caso delle centraline di monitoraggio per la qualita’ dell’aria a Caserta, o per la depurazione e l’impianto sportivo a Casal di Principe.

Il comune parte civile.
Il municipio di Piana di Monteverna, guidato ora dal sindaco Lino Santabarbara, si è costituito parte civile nel processo contro l’ex tecnico comunale, Riccio.

San Potito Sannitico - Appalti: sotto processo l'ex sindaco Santillo

San potito sannitico. Appalti pubblici manovrati, slitta al prosismo 16 giugno l’udienza preliminare a carico di Gianluigi Santillo, ex sindaco di San Potito Sannitico e per lungo tempo presidnete del Consorzio dei rifiuti Ce1.
Secondo l’accusa avrebbe favorito, in più occasioni le ditte affiliate ai clan dei casalesi. Inoltre, secondo l’accusa, avrebbe garantito il 5% - sull’ammontare della gara - di tangenti agli amministratori dei comuni compiacenti. Secondo l’accusa, insime con Sebastiano Ferrato, Santillo, in concorso tra loro e nelle qualità di seguito indicate, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso attraverso la un accordo specifico intervenuto a monte tra il Nicola Ferraro nella sua doppia qualità di imprenditore e politico legato al clan dei Casalesi ed il sindaco di San Potito Sannitico, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a pilotare l’assegnazione della gara a favore di Ferraro Sebastiano, soggetto affiliato al clan dei Casalesi, o qualunque altro imprenditore da quest’ultimo indicato, al duplice fine di favorire l’imprenditore appartenente alla organizzazione camorristica e di garantire un compenso agli amministratori pubblici quantificabili nel 5% sull’ammontare netto del prezzo dell’appalto.

La tesi difensiva
“Le accuse rivoltemi mi addolorano, ma soprattutto mi lasciano sconcertato. Desidero affermare fermamente che mai, e ribadisco, mai, il Comune di San Potito Sannitico ed il Consorzio CE/1 sono stati organici a nessuna organizzazione di stampo camorristico e criminale. Chi mi conosce sa bene che persona sono e sa bene che con la politica ed il mio modo di fare non mi sono mai arricchito. Nello specifico, l’episodio oggetto del mio eventuale coinvolgimento riguarderebbe un appalto legato al comune di San Potito Sannitico: il mio comune nel 2004 aveva, ed ancora ha, quale responsabile dell’Ufficio Tecnico, una persona dotata di una professionalità al di sopra della media, persona onesta e leale verso la quale non ho mai esercitato alcun tipo di interferenza o influenza, ne scritta ne verbale. Il controllo degli appalti non rientrava ad ogni modo nelle mie competenze di Sindaco”.

Teano - Ospedale, i sidacati scrivono all'Asl

teano. Mentre il direttore sanitario del distretto, Diego Colaccio, chiede all’Asl l’invio di uomini e mezzi per garantire i turni di servizio nel Psaut, i sindacati scrivono all’Asl per evitare il totale trasferimento del distreto nella sede del vechio ospedale cittadino.
Infatti, secondo alcune fonti confidenziali, la delocalizzazione di tutti i servizi del distretto presso la struttura dell’ex ospedale dove dovrà anche essere insidiato l’ospedale di Comunità.
Due cose che potrebbero ostruirsi a vicenda.
Ospedale di comunità, tagliati i posti letto ancor prima di entrare in funzione. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora, è faciule ipotizzare come finirà. L’asl ha deciso che i posti utili per la nuova struttura operatuva scenderanno da 20 a 15.
L’ospedale di comunità dovrebbe essere operativo dal prossimo 15 giugno. L’obiettivo - spiega il medico Roberto Conca - è quello di conservare il Psaut in città per le piccole urgenze territoriali. Si tratta, in ogni caso, continua Roberto Conca, di contentini se si considera che Teano è una città abituata da sempre ad avere tutti i servizi sanitari. Siamo impegnati - conclude Conca - a mantenere il personale necessario”. L' Ospedale di Comunità si definisce come struttura residenziale o semiresidenziale intermedia nata dall'esigenza di dare una risposta ai bisogni di salute per quella fascia di pazienti che non necessita, a giudizio del Medico di Medicina Generale, dell' Ospedale per acuti corrispondente al secondo livello di assistenza sanitaria, ma nel contempo non può vedere risolti tutti i propri problemi sociosanitari in ambito domiciliare, attraverso l'A.D.I. o presso una R.S.A. a indirizzo riabilitativo. L'alto costo che oramai caratterizza l'intero quadro delle prestazioni ospedaliere in rapporto alla gestione delle patologie cronico - degenerative, unitamente all'incremento che tali processi morbosi hanno subito nel tempo e che subiranno a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, impongono una sempre più attenta e mirata riflessione rispetto alla possibilità di definire e sviluppare modelli assistenziali alternativi al ricovero ospedaliere in grado di modificare, in senso migliorativo, il rapporto costo - benefìcio.

Pietravairano - Cave, Zarone: abbiamo vinto

pietravairano. Conferenza Stampa per aggiornamenti localizzazione cava in località Monte Monaco. Siè svolta presso l’aula consiliare del comune di Pietravairano, iera sera. Intervento del capogruppo di maggioranza consigliere Pietro Antoscia, del presidente del comitato civico di Pietravairano Maria Acquaro; del sindaco di Pietravairano Francesco Zarone. L’incontro è stato moderato da Pietro Rossi.
L’iniziativa nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale di informare la cittadinanza sugli ultimi sviluppi nell’ambito della lotta contro “il mostro” cave. Da quanto è emerso durante il dibattito sembra che una pietra tombale potrebbe presto essere calata sul progetto Moccia che vuole le cave su monte Monaco.

Vairano Patenora - Vandali contro il Marconi, il dirigente Del Vecchio denuncia tutto ai carabinieri

Vairano Patenora - Denuncia contro ignoti presentata dal preside Ignazio Del Vecchio, dell’ISISS “G. Marconi” di Vairano Patenora, frazione Scalo, in seguito a un atto vandalico con danneggiamenti agli infissi, finestre e vetri, del piano primo della sede centrale di via Degli Abruzzi. Questa mattina, nell’apertura dei cancelli della sede centrale dell’Isiss “G. Marconi” un collaboratore scolastico notava che, di nuovo, all’ingresso dell’edificio vi erano delle grosse pietre e una discrete quantità di pezzi di vetro sparsi sull’asfalto.
Rendendosi conto dell’accaduto, chiamava il direttore dei servizi De Giglio Carmine Lorenzo che riferiva al Dirigente dell’avvenuto atto vandalico con danneggiamento di ulteriori quattro vetri posti al primo piano dell’edificio scolastico sede dell’Isiss, oltre agli altri otto vetri già rotti ieri notte.
Il direttore De Giglio constatava come l’evidente danneggiamento fosse stato una presumibile opera di vandalismo, perpetrata ai danni della Scuola come agenzia formativa, essendo stato preceduto da almeno due distinti identici episodi di minore entità avvenuti a cavallo tra il mese di aprile e il mese di maggio del corrente anno.
Il Dirigente, rientrato al posto di servizio appena dopo l’intervento dei militari della Stazione dei Carabinieri di Vairano Patenora al comando del maresciallo Lucio Campanile, si recava nei locali danneggiati della scuola e scorgeva anche un sasso di notevoli dimensioni che aveva sfondato i doppi vetri di cristallo che costituiscono gli infissi delle finestre del piano primo. Il preside, ritenendo che per scagliare un sasso del peso di oltre trecento grammi dal basso verso l’alto a una distanza minima di circa dieci metri lineari, sia opera di persone con grande forza fisica e che abbiano il possesso di esuberante vigore, soprattutto per sfondare due vetri di cristallo di un centimetro di spessore cadauno, rilevava anche che presumibilmente tali danneggiamenti potevano essere opera di qualche esagitato che possa frequentare uno dei gruppetti di sconosciuti giovinastri che spesso si radunano di sera tardi di fronte ai cancelli e nel viale di via Benedetto Croce. L’ammontare del danno secondo il segretario dell’Isiss è equivalente al valore commerciale di circa mille euro per i vetri di cristallo, ovviamente senza madopera.

Pietramelara - sotto processo l'ex tecnico comunale, si torna in aula il 16 giugno

pietramelara. Intrecci fra Appalti publbici e malavita organizzata. Rinviato il il processo che nasce dall’operazione “Normandia”. La decisione dei giudici dopo che la Procura ha portato in udienza nuove prove e soprattutto nuove dichiarazioni del pentito Vargas. Prove che potrebbero indirizzare il destinoprocessuale degli imputati. L’ex tecnico comunale, Antonio Sangermano, è coinvolto nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli che ha messo a nudo un sistema capillare per gestire appalti pubblici. Secondo gli inquirenti, in diversi modi, i responsabili degli uffici tecnici avevano un ruolo importante nel favorire le ditte legate ai clan della camorra che dovevano poi aggiudicarsi gli appalti. E’ stata fissata per oggi l’udienza preliminare nella quale il Gup (giudice per l’udienza preliminare) dovrà decidere se rinviare a giudizio oppure no gli indagati nella vicenda. Secondo l’accusa l’allora tecnico comunale, Sangermano, così come si legge nell’ordinanza, in qualità di pubblico funzionario addetto alla gestione amministrativa della gara d’appalto e dell’asta e geometra comunale presidente della commissione di aggiudicazione dei lavori, con il compito di rivelare i nomi degli imprenditori che avevano preso visione del bando al fine di consentirne “l’avvicinamento”, nonché con il compito di risolvere eventuali problemi sorti in corso di gara e che potessero modificare la attesa di aggiudicazione per la ditta concordata, anche attraverso la falsificazione di atti pubblici. L’inchiersta ha vissuto il momento più forte circa un anno fa, esattamenrt eil 12 luglio del 2010. In quella sede furono eseguite numerose ordinanze di arresto e notificati diverse decine di avvisi di garanzia. Il pubblico ministero chiese, nei confronti di Antonio Sangermano e di altri 73 indagati, l’arresto in carcere. Una richiesta di arresto che venne respinta dal Gip, Vincenzo Alabiso. Finirono in carcere, invece, 17 persone. Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica, Sangermano favorì alcune ditte legate ai casalesi per i lavori in via Aneglone, via Mellucci e via Pescara. In concorso tra loro e nelle qualità di seguito indicate, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso attraverso la predisposizione concordata di offerte con gli imprenditori partecipanti, nonché l’allontanamento mediante l’impiego della forza d’intimidazione derivante dall’appartenenza al clan dei Casalesi degli imprenditori non disponibili ad assecondarne le richieste, ed attraverso la sistematica violazione del segreto di Ufficio e gli accordi con i pubblici funzionari preposti alla gestione della gara nel singolo comune, turbavano il pubblico incanto relativo all’aggiudicazione delle opere per l’ampliamento della rete idrica comunale (Via Angelone, Via Meucci, Via Pescara ). Sangermano pubblico funzionario addetto alla gestione amministrativa della gara d’appalto e dell’asta e geometra comunale presidente della commissione di aggiudicazione dei lavori, con il compito di rivelare i nomi degli imprenditori che avevano preso visione del bando al fine di consentirne “l’avvicinamento”.

giovedì 2 giugno 2011

Sfregio al bosco dell'oasi Ferrarelle - Fai. Cinque indagati: ecco nomi e accuse



Riardo. Ruspe in azione nell’oasi Ferrarelle. Tutto in violazione delle norme che proteggono i boschi. Arrivano i carabinieri sequestrano il cantiere e denunciano cinque persone, coinvolte, a vario titolo, nella vicenda.

I denunciati
I carabinieri della stazione di Pietramelara - competenti per territorio - hanno denunciato Carlo Pontecorvo inq ualità di titolare del fondo; Michele Pontecorvo, in qualità di conduttore del sito; l’architetto Gabriella Frulio, direttrice dei lavori; l’ingegnere Sabina Piras, responsabile delal sicurezza; Marco Cascella, titolare della Lande srlm ditta esecutrice dei lavori.
Le accuse
Secondo gli inquirenti, le cinque persone coinvolte nei fatti, si sarebbero rese responsabili - a vario titolo - di violazioni delle norme che regolano la sicurezza sui cantieri e suoi luoghi di lavoro. Inoltre i carabinieri guidati dal maresciallo Pasquale Mariano, hanno contestato l’accusa di violazione dell’articolo 142 del codice penale per violazione di norme ambientali avendo eseguiti lavori in un bosco senza l’autorizzazione della Soprintendenza.
Inoltre, le forze dell’ordine accusano i cinque denunciati di aver violato l’articolo 734 del codice penale, ossia per distruzione o deturpamento di bellezze naturali.
Il cantiere sequestrato
Tutto prende avvio alcuni giorni fa, quando per realizzare un condotto fognario le ruspe entrano in una vasta area boscata, realizzata dalla comunità Montana del Montemaggiore fra il 2006 e il 2007. Il successivo sopralluogo dei carabinieri ha accertato, sul cantiere, l’assoluta assenza delle norme di sicurezza e la violazione delle norme sui vincoli boschivi. Per queste ragioni sono scattati i sigilli al sito con il successivo blocco dei lavori.

Lavori falsamente eseguiti
Secondo alcune indiscrezioni la Ferrarelle, per “non perdere tempo” con le autorizzazioni, avrebbe presentato, in comune, una semplice Dia (un documento in cui si comunicava l’avvio dei lavori per la condotta) dove è stato indicato un tracciato diverso da quello effettivamente realizzato. Il tracciato indicato nella Dia non prevedeva l’invasione del bosco che invece è stato poi squarciato dalle ruspe.

Un gesto grave e incomprensibile
Se si considera che l’attività finita sotto sequestro si innesta in un progetto comune Fai - Ferrarelle allora diventa sconfortante constatare che anche un importante ente come Fai e una grande azienda come Ferrarelle preferiscono i “trucchetti” per aggirare qualche regola

mercoledì 1 giugno 2011

Riardo - Sequestro all'oasi Ferrarelle - Fai



Riardo. Violazione delle norme di sicurezza sul cantiere della Ferrarelle - Fai. Scatta il sequestro da parte dei carabinieri della stazione di Pietramelara che hanno operato per diverse ore.

Le constestazioni.
Gli uomini guidati dal maresciallo Pasquale Mariano hanno contestato la totale assenza di norme di sicurezza lungo un cantiere costituito in gran parte da uno scavo profondo, in alcuni punti, più di cinque metri, largo circa due metri, per una lunghezza che sfiora i quattrocento metri.
Un pericolo per gli stessi operai ma per qualsiasi persona che può accedere facilmente alla zona. Per queste ragioni i militari dell’arma della compagnia di Capua hanno bloccato i lavori.

Le contestazioni ambientali
Le violazioni relative alla sicurezza non sarebbero le uniche contestate sul cantiere Fai - Ferrarelle. Infatti, ieri mattina, si è mosso anche il corpo forestale dello stato - attraverso la stazione del territorio, ubicata a Pietramelara - che avrebbe contestato a Ferrarelle - Fai di aver eseguito lavori privi della necessaria autorizzazione all’interno di un’area sottoposta a vincolo boschivo.
Gli uomini della forestale hanno fatto scattare subito l’inchiesta che nei prossimi giorni potrebbe condurre nuovi sviluppi sull’intera vicenda.

La posizione di Ferrarelle
“Non crediamo di aver leso alcun vincolo, così come non crediamo di aver danneggiato la comunità. Chiariremo ogni aspetto della situazione, al più presto. 
La nostra speranza è che quanto accaduto non ritardi troppo la realizzazione di un’opera capace di apportare vantaggi alla comunità e al territorio”. Questo il commento dell’amministratore delegato di Ferrarelle spa, Giuseppe Cerbone.

Il bosco sventrato
I lavori di scavo e di posa in opera di una grossa condotta all’intero di un bosco realizzato dalla Comunità Montana del Montemaggiore nel 2006, hanno arrecato danni pesanti alla selva costituita da querce, lecci, aceri e macchia mediterranea.

L’incredile FAI
La cosa che sorprende di più è che il progetto in atto presso l’oasi Ferrarelle nasce da un accordo fra la stessa azienda e il Fai (Fondo Ambiente Italia). Un ente che per vocazione dovrebbe tutelare le risorse paesaggistiche e ambientali.
Purtroppo, non sembra essere andata così. Probabilmente al progettista - uomo di fiducia del Fai - sarà sfuggito il bosco dei 5000 alberi regalato dalla Comunità Montana a Ferrarelle.