piedimonte matese. Nuova idienza del processo per la scalata societaria alla clinica Villa Dei Pini. Diverse ore per ascoltare cinque testimoni; tutti hanno confermato, sostanzialmente, l’impianto dell’accusa. Secondo la Procura, in tre organizzarono una scalta societaria per ottenere il controllo della clinica Villa dei Pini. Influenzarono infedelmente l’assemblea dei soci attraverso atti simulati e fraudolenti. Violando così l’articolo 236 del codice civile che regola la materia dei reati commessi in ambito societari. Devono rispondere dell’accusa, davanti al giudice monocratico del tribunale di Piedimonte matese, l’europarlamentare Aldo Patriciello, l’imprenditore Ruggiero Di Pietro e il commercialista Lucio Rossi la cui posizione è stata stralciati e quindi seguirà un altro iter giudiziario. Per loro, in caso di condanna, la pena potrebbe oscillare dai sei mesi ai tre anni di reclusione. Tutti hanno affidato la difesa all’avvocato Giuseppe Stellato.
Le vittime dei raggiri ipotizzati dall’accusa sono gli ex soci della strututra sanitaria di Piedimonte Matese. Ieri, assistiti dai rispettivi avvocati difensori si sono costituiti come parte civile Aldo Albo Ciccarelli, Maria Cristina Ciccarelli, Giovanna Giodana, Daniele Ferrucci e Luca Ferrucci. Proprio contro la costituzione parete civile delle persone offese si è scatenata la difesa dei tre imputati che ha più volte chiesto l’inammissibilità della parte civile. Dura la reazione del collegio difensivo della parte civile ed in particolare degli avvocati Vincenzo Cortellessa e Ciro Ferrucci che ha rintuzzato l’opposizione espressaa dagli avvocati degli imputati.mettendo così la costituzione delle parti civili. Prossima udienza fissata per la fine novembre.
francesco mantovani
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mercoledì 5 ottobre 2011
Piedimonte Matese - Sma, Natalizio "abdica" dopo nove anni
piedimonte matese. La Sma, la società che gestisce l’emergenza incendi in tutta la regione - e nonsolo - ha nuovi vertici.E’ stato nominato, ieri, Giuseppe Cammarota quale presidente della società, mentr eil suo vice sarà Federico Alvino.
Natalizio cade dopo 9 anni
Il matesino Achielle Natalizio non è più ai vertici della Sma dopo nove anni in cui, ininterrottamente, ha guidato le sorti della Sma, Società mista Regione Campania e Gruppo Intini.
Tuttavia Natalizio è stato nominato proprio dal socio privato quale componewnte del consiglio di amministrazione della società
Di Cosatanzo escluso
Per il sindaco di Alvignano doveva essere l’occasione del rilancio politico. Per molti mesi è stata quasi certa la sua nomina a vice presidnete della Sma.
Alla resa dei conti, però, a Di Costanzo - fedelissimo del Pdl - non è toccato nulla.
Nei mesi scorsi aveva avuto un contratto di consulenza con la stessa Sma, scaduto alcuni mesi fa.
La società
La SMA Campania è una SpA costituita da SMA (che detiene il 51% delle azioni) e Regione Campania, avente come principale finalità la prevenzione ed il contrasto degli incendi nelle aree boschive della Campania e come riferimento la nuova legislazione in materia. La Regione Campania ha deciso di dotarsi di un moderno ed efficiente sistema di antincendio boschivo promuovendo la costituzione di SMA Campania e affidandole, con delibera di Giunta Regionale n. 3950 del 7 agosto 2001, il servizio regionale di monitoraggio e controllo del patrimonio boschivo regionale finalizzato alla prevenzione del rischio e al contrasto degli incendi.
In seguito a tale Delibera le parti hanno sottoscritto apposita convenzione disciplinante i loro rapporti; tale convenzione prevedeva l’impiego di 568 ex Lavoratori Socialmente Utili e di 10 Unità specializzate nonchè la realizzazione di reti ed infrastrutture di telerilevamento, agrometeorologiche ed altre tecnologie a supporto delle squadre operative dotate di attrezzature e mezzi per l’avvistamento ed il contrasto degli incendi boschivi.
A seguito della aggiudicazione da parte di SMA Campania della gara suddetta è stato stipulato con la Regione Campania il relativo contratto (Rep.14077 del 29 febbraio 2008).
Tale appalto, della durata di cinque anni, è suddivisibile in due macro periodi (primo triennio ed ultimo biennio) e concerne la gestione del Servizio regionale di controllo e monitoraggio del patrimonio boschivo campano per la prevenzione del rischio e il contrasto agli incendi con particolare riferimento alle aree ad ele
Natalizio cade dopo 9 anni
Il matesino Achielle Natalizio non è più ai vertici della Sma dopo nove anni in cui, ininterrottamente, ha guidato le sorti della Sma, Società mista Regione Campania e Gruppo Intini.
Tuttavia Natalizio è stato nominato proprio dal socio privato quale componewnte del consiglio di amministrazione della società
Di Cosatanzo escluso
Per il sindaco di Alvignano doveva essere l’occasione del rilancio politico. Per molti mesi è stata quasi certa la sua nomina a vice presidnete della Sma.
Alla resa dei conti, però, a Di Costanzo - fedelissimo del Pdl - non è toccato nulla.
Nei mesi scorsi aveva avuto un contratto di consulenza con la stessa Sma, scaduto alcuni mesi fa.
La società
La SMA Campania è una SpA costituita da SMA (che detiene il 51% delle azioni) e Regione Campania, avente come principale finalità la prevenzione ed il contrasto degli incendi nelle aree boschive della Campania e come riferimento la nuova legislazione in materia. La Regione Campania ha deciso di dotarsi di un moderno ed efficiente sistema di antincendio boschivo promuovendo la costituzione di SMA Campania e affidandole, con delibera di Giunta Regionale n. 3950 del 7 agosto 2001, il servizio regionale di monitoraggio e controllo del patrimonio boschivo regionale finalizzato alla prevenzione del rischio e al contrasto degli incendi.
In seguito a tale Delibera le parti hanno sottoscritto apposita convenzione disciplinante i loro rapporti; tale convenzione prevedeva l’impiego di 568 ex Lavoratori Socialmente Utili e di 10 Unità specializzate nonchè la realizzazione di reti ed infrastrutture di telerilevamento, agrometeorologiche ed altre tecnologie a supporto delle squadre operative dotate di attrezzature e mezzi per l’avvistamento ed il contrasto degli incendi boschivi.
A seguito della aggiudicazione da parte di SMA Campania della gara suddetta è stato stipulato con la Regione Campania il relativo contratto (Rep.14077 del 29 febbraio 2008).
Tale appalto, della durata di cinque anni, è suddivisibile in due macro periodi (primo triennio ed ultimo biennio) e concerne la gestione del Servizio regionale di controllo e monitoraggio del patrimonio boschivo campano per la prevenzione del rischio e il contrasto agli incendi con particolare riferimento alle aree ad ele
Pignataro Maggiore - Morte alla Rieter, nuovo blitz dei carabinieri
pignataro maggiore. Nuovo blitz dei carabinieri nello stabilimento della Rieter. I militari dell’arma della stazione di Piegnataro Maggiore - che conducono le indagini sul caso - avrebbero effettuato, nei giorni scorsi, un nuovo sopralluogo sul posto della tragedia.
Gli inquirenti sono alla ricerca di ulteriori indizi capaci di spiegare le cause del dramma accaduto pochi giorni fa. Un dramma che ha strappato Lorenzo Borrelli ai suoi cari, ai suoi sogni.
Quattro persone sarebbero finite nel registro degli indagati. L’inchiesta condotta dai carabinieri della stazione di Pignataro Maggiore dovrà accertare eventuali responsabilità nella morte di Lorenzo Borrelli, schiacciato da un carrello-ponte.
Gli inquirenti lavorano per accertare eventuali responsabilità del direttore della struttura produttiva di Pignataro Maggiore, del responsabile della sicurezza dello stabilimento pignatarese, del responsabile della produzione e quella dell’amministratore delegato dell’intero gruppo. Sarebbero loro, per ora, le quattro figure iscritte nel registro degli indagati della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Tuttavia, al momento, non si può escludere un allargamento dell’inchiesta che potrebbe coinvolgere altre figure dell’organigramma aziendale della Rieter.
Il dramma si è consumato l’altra mattina, intorno alle ore sette del mattino, l’operaio doveva sistemare una lastra di gomma che il carello-ponte non aveva posizionato in maniera ottimale sulla piastra di riscaldamento.
Lorenzo ha tentato di far ripartire l’impianto ma sarebbe stato colpito al capo dal meccanismo d’alluminio che serve per trasferire i materiali sul piano di riscaldato. Probabilmente ha perso conoscenza mentre il carrello continuava a scendere, schiacciandolo.
La linea di produzione è stata sequestrata dalla Procura che conduce le indagini per accertare eventuali responsabilità e violazioni delle norme di sicurezza. Lorenzo era da poco entrato in fabbrica per iniziare il turno delle 6, aveva dato il cambio al fratello Pietro.
Una morte riaccende la polemica sul tema della sicurezza all’interno dello stabilimento della Rieter. Una questione, quella dela sicurezza, sulla quale, in passato, ci sarebbero stati aspri confronti all’intero della struttura produttiva situata nell’area industriale di Pignataro Maggiore.
Già nei mesi scorsi, confidano alcuni dipendenti che prefericono restare nell’anonimato, si sarebbe sfiorata la tragedia. Un appuntamento con la morte rinviato solo di poco tempo.
Ora, i lavoratori chiedono agli investigatori di fare assoluta e immediata chiarezza sulla vicenda per individuare eventuali responsabilitò dell’azienda ed eventuali carenze nell’appliazioni delle norme di sicurezza. Anche i sindacati hanno fatto sentire la propria voce chiedendo maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.
La città è ancora sommersa dal dolore della tragedia in tanti continuano a stringersi intorno alla famiglia della vittima nel tentativo di lenire l’immenso dolore per la perdita di Lorenzo.
Gli inquirenti sono alla ricerca di ulteriori indizi capaci di spiegare le cause del dramma accaduto pochi giorni fa. Un dramma che ha strappato Lorenzo Borrelli ai suoi cari, ai suoi sogni.
Quattro persone sarebbero finite nel registro degli indagati. L’inchiesta condotta dai carabinieri della stazione di Pignataro Maggiore dovrà accertare eventuali responsabilità nella morte di Lorenzo Borrelli, schiacciato da un carrello-ponte.
Gli inquirenti lavorano per accertare eventuali responsabilità del direttore della struttura produttiva di Pignataro Maggiore, del responsabile della sicurezza dello stabilimento pignatarese, del responsabile della produzione e quella dell’amministratore delegato dell’intero gruppo. Sarebbero loro, per ora, le quattro figure iscritte nel registro degli indagati della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Tuttavia, al momento, non si può escludere un allargamento dell’inchiesta che potrebbe coinvolgere altre figure dell’organigramma aziendale della Rieter.
Il dramma si è consumato l’altra mattina, intorno alle ore sette del mattino, l’operaio doveva sistemare una lastra di gomma che il carello-ponte non aveva posizionato in maniera ottimale sulla piastra di riscaldamento.
Lorenzo ha tentato di far ripartire l’impianto ma sarebbe stato colpito al capo dal meccanismo d’alluminio che serve per trasferire i materiali sul piano di riscaldato. Probabilmente ha perso conoscenza mentre il carrello continuava a scendere, schiacciandolo.
La linea di produzione è stata sequestrata dalla Procura che conduce le indagini per accertare eventuali responsabilità e violazioni delle norme di sicurezza. Lorenzo era da poco entrato in fabbrica per iniziare il turno delle 6, aveva dato il cambio al fratello Pietro.
Una morte riaccende la polemica sul tema della sicurezza all’interno dello stabilimento della Rieter. Una questione, quella dela sicurezza, sulla quale, in passato, ci sarebbero stati aspri confronti all’intero della struttura produttiva situata nell’area industriale di Pignataro Maggiore.
Già nei mesi scorsi, confidano alcuni dipendenti che prefericono restare nell’anonimato, si sarebbe sfiorata la tragedia. Un appuntamento con la morte rinviato solo di poco tempo.
Ora, i lavoratori chiedono agli investigatori di fare assoluta e immediata chiarezza sulla vicenda per individuare eventuali responsabilitò dell’azienda ed eventuali carenze nell’appliazioni delle norme di sicurezza. Anche i sindacati hanno fatto sentire la propria voce chiedendo maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.
La città è ancora sommersa dal dolore della tragedia in tanti continuano a stringersi intorno alla famiglia della vittima nel tentativo di lenire l’immenso dolore per la perdita di Lorenzo.
martedì 4 ottobre 2011
Teano - Furti, svaligiata la casa del giudice Zarone
teano. Svaligiata l’abitazione di Teano del professore dell’Università di Salerno, Giuseppe Zarone. Secondo alcune indiscrezioni, raccolte in paese, sarebbero stati portati via alcuni dipinti ed altri oggetti di valore. Sul fatto, accaduto lo scorso fine settimana, nel centro della città dello storico incontro, indagano i carabinieri della stazione di Teano, coordinati dal capitano De Risi della compagnia di Capua. I malviventi avrebbero agito quando nessuno dei proprietari si trovava in casa. La famiglia Zarone è conosciutissima e molto stimata, sia a Teano, paese che ha dato i natali al docente dell’Università di Salerno, sia a Salerno dove l’uomo da anni si è trasferito e dove lavora anche la figlia Dolores, giudice presso il tribunale della stessa città. I ladri avrebbero avuto accesso alla casa del professore Zarone forzando una finestra al piano terra. Una volta all’interno avrebbero avuto tutto il tempo per mettere a soqquadro ogni angolo del palazzo, portando via una serie di oggetti. Il furto sarebbe stato scoperto, solo diverse ore dopo, dagli stessi proprietari. Il furto in appartamento resta uno dei reati più temuti dalla popolazione perché – affermano gli esperti – invade la sfera privata dell’individuo colpendolo proprio nel luogo incui si sente maggiormente protetto. Arrivare a casa, e trovare la porta scardinata, le stanze messe a soqquadro da mani che hanno frugato dappertutto, tirando giù cassetti, rovesciando materassi, trovando perfino il tempo di bersi una birra - senza per altro curarsi di richiudere il frigorifero, ci mancherebbe altro! - alla faccia di chi, rientrando, non troverà più quel braccialetto o quell'orologio a cui teneva tanto. Chi l'ha provato, e sono in molti, sa cosa vuol dire quel senso di impotenza e frustrazione che la rabbia non riesce ad attutire.
I numeri Istat dicono che ogni anno una famiglia su 110 riceve nel proprio appartamento la visita di un ladro, e che nell'80 per cento dei casi - soprattutto in città - quel ladro entra dalla porta. L'unico modo per difendersi, anche se non esiste alcuna garanzia totale, é dotarsi di porte blindate, tapparelle corazzate o impianti d'allarme.
I numeri Istat dicono che ogni anno una famiglia su 110 riceve nel proprio appartamento la visita di un ladro, e che nell'80 per cento dei casi - soprattutto in città - quel ladro entra dalla porta. L'unico modo per difendersi, anche se non esiste alcuna garanzia totale, é dotarsi di porte blindate, tapparelle corazzate o impianti d'allarme.
Pietravairano - Cure negate, cittadino denuncia i vertici dell'Asl
Pietravairano. Un anziano ammalato chiede all’Asl - come previsto dalla legge - l’ausilio di un infermiere specializzato per effettuare le medicazioni.
L’azienda sanitaria risponde: “non abbiamo personale, ci dispiac enonpossiamo mandare alcun infermiere”.
Scatta la denuncia alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. La sottoscrive, attraverso il proprio avvocato di fiducia, la famiglia Palmieri.
Il rifiuto opposto dall’azienda sanitaria, attraverso il distretto sanitario sidicino, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
A chiedere l’intervento degli infermieri è stato l’anziano Nicola Palmieri, “affetto da gravi patologie, si legge nella denuncia presentata alla Procura, operata da circa due mesi e attualmente allettato con piuria e ulcera infetta in sede sacrale”. Lo scorso dodoci settembre il figlio, Ernesto, attraverso una richiesta del medico di base, richiedeva l'attivazione del servizio dell’infermiere a domicilio. Un’assistenza che veniva rifiutata per mancanza di personale.
Secondo il denunciante ci sarebbero gravi inadempienze da parte dell’Asl; per queste ragioni Palmieri chiede alla PRocura di indagare e verificare le eventuali responsabilità del direttore del distretto 28 e del dirigente dell’Asl di Caserta. Un caso emblematico per capire lo stato comatoso incui versa l’azienda sanitaria casertana che sembra essere capace di risparamiare solo sulla pelle degli utenti.
L’azienda sanitaria risponde: “non abbiamo personale, ci dispiac enonpossiamo mandare alcun infermiere”.
Scatta la denuncia alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. La sottoscrive, attraverso il proprio avvocato di fiducia, la famiglia Palmieri.
Il rifiuto opposto dall’azienda sanitaria, attraverso il distretto sanitario sidicino, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
A chiedere l’intervento degli infermieri è stato l’anziano Nicola Palmieri, “affetto da gravi patologie, si legge nella denuncia presentata alla Procura, operata da circa due mesi e attualmente allettato con piuria e ulcera infetta in sede sacrale”. Lo scorso dodoci settembre il figlio, Ernesto, attraverso una richiesta del medico di base, richiedeva l'attivazione del servizio dell’infermiere a domicilio. Un’assistenza che veniva rifiutata per mancanza di personale.
Secondo il denunciante ci sarebbero gravi inadempienze da parte dell’Asl; per queste ragioni Palmieri chiede alla PRocura di indagare e verificare le eventuali responsabilità del direttore del distretto 28 e del dirigente dell’Asl di Caserta. Un caso emblematico per capire lo stato comatoso incui versa l’azienda sanitaria casertana che sembra essere capace di risparamiare solo sulla pelle degli utenti.
Vairano Patenora - Cava Pizzomonte, la convenzione ritorna un consiglio
vairano patenora. La convenzione fra il comune di Vairano Patenora e la ditta Italcal, che fa capo al gruppo Patriciello di Venafro, arriva nuovamente in consiglio comunale. Fra pochi giorni sarà, quasi sicuramente, approvata la convenzione che invece fu bocciata alcunim esi quando l’assessore Pasquale Picozzi si astenne mettendo sotto la maggioranza. Fermo restando che Picozzi continuerà ad astenersi, sulla vicenda, sembra che qualcuno della minoranza darà una mano al sindaco Giovanni Robbio. Un aiuto che arriverà o attraverso il voto favorevole oppure attraverso l’astensione. In ultima analisi attraverso l’assenza in consiglio.
Castello Matese - Abusi edilizi, tecnico della comunità montana sotto processo
castello matese. Abusi edilizi, tecnico della comunità montana finisce sotto processo. Nicola Bucci, in qualità di geometra responsabile dell’ufficio tecnico dell’ente montano matesino, iniziava, continuava ed ultimava, in assenza di permesso, alcune opere su un fondo comunale. I lavori contestati erano stati eseguiti in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale e senza il nulla osta del Parco Regionale del Matese. E’ questo l’impianto accusatorio mosso dalla Procura della Repubblica nei confronti del 58enne. Fatto accertato a Castello del Matese il 26 febbraio del 2008. L’imputato – residente nella comunità pedemontana – è assistito dagli avvocati di fiducia Raffaele Pannone e Daniele Golini. Ieri mattina si è svolta una nuova udienza del procedimento a carico dell’uomo. Il giudice Enea ha disposto il rinvio della discussione in aula, per il prosieguo dell’istruttoria dibattimentale, al mese di aprile del 2012. Nella circostanza, saranno escussi altri testi. f.m.
Raviscanina - Smaltimento illecito di rifiuti, condannato a sei mesi
raviscanina. Trasporto illecito di rifiuti speciali. Antonio Nassa condannato a sei mesi di reclusione con la sospensione della pena, ad una cospicua sanzione pecuniaria e alla confisca del mezzo. Si è concluso con questa sentenza - emessa dal giudice Enea nella tarda mattinata di ieri presso il tribunale monocratico di Piedimonte Matese - il processo a carico del 35enne di Raviscanina. L’uomo venne sorpreso ed arrestato lo scorso mese di agosto perché, sprovvisto di qualsiasi autorizzazione, trasportava rifiuti speciali anche di tipo pericoloso. Va detto che se il fatto fosse accaduto in qualsiasi altra regione d’Italia, non avrebbe avuto alcuna rilevanza penale. Infatti, durante il periodo dell’emergenza rifiuti in Campania, fu istituito un trattamento penale più severo per coloro i quali si rendevano responsabili di illeciti che contribuivano a creare o mantenere una situazione di emergenza ambientale. Ad ogni modo, Nassa non era a conoscenza del fatto che bisognava essere in possesso di una licenza per trasportare simili materiali e se è vero che ha commesso reato, lo ha fatto in assoluta buonafede. Dopo aver ripulito e liberato la cantina di un signore al quale aveva semplicemente fatto un favore, egli era in procinto di consegnare tali rifiuti a chi di dovere in maniera tale che venissero riciclati. E’ questa la tesi difensiva dell’avvocato di fiducia, Luca Di Caprio, che ha già annunciato di voler ricorrere in appello.
Francesco Mantovani
Francesco Mantovani
Pignataro Maggiore - Biopower, le accuse di Giovane Italia
pignataro maggiore. “Sembrava dovesse arrivare la fine del mondo. Qualcuno addirittura, nell’ultima campagna elettorale, si permise di gridare “ad ottobre li arrestano”. Ebbene, ottobre è arrivato ed il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a differenza di quanto immaginato e proclamato dai soliti sciacalli locali, emettendo la sentenza sul filone d’inchiesta “Biopower 1” ha assolto per non aver commesso il fatto l’ex sindaco di Pignataro Maggiore, l’avv. Giorgio Magliocca, e l’ex vice-sindaco, avv. Piergiorgio Mazzuoccolo. Se ci fosse onestà intellettuale e politica, coloro che in questi anni hanno attaccato duramente Magliocca e Mazzuoccolo, dovrebbero fare un passo indietro e chiedere scusa. Ma purtroppo giornalisti, politici, finti comitati e “asserviti al padrone”, hanno pensato bene di chiudersi in silenzio e alzare barricate facendo finta di nulla. Ma così non è. Mentre Cuccaro e combriccola condannavano l’ex sindaco e vice-sindaco duramente nelle piazze, sui balconcini, nelle case, sostituendosi ai giudici naturali, venerdì scorso nelle sede opportuna è arrivata la secca smentita a chi ultimamente deve ancora delle spiegazioni pubbliche circa la presenza di personaggi poco raccomandabili durante i festeggiamenti della vittoria alle scorse elezioni comunali. Il dato di fatto è chiaro: Magliocca e Mazzuoccolo sono stati assolti con formula piena. Capiamo il disagio di chi nelle ultime ore cerca di recuperare credibilità continuando a fantasticare storielle cercando di ingannare per l’ennesima volta i suoi lettori e gli elettori. Capiamo il disagio del Cuccaro che, essendosi dichiarato parte civile nel procedimento in qualità di sindaco, ha sperperato altri soldi pubblici che noi cittadini saremo costretti a pagare (e meno male che le casse erano in rosso). L’assoluzione con formula piena di Magliocca e Mazzuoccolo non è una vittoria di parte, ma è una vittoria dell’intera cittadinanza in quanto dimostra l’estraneità ai fatti di coloro che ci governavano. Avere fiducia nella magistratura significa anche questo: saper attendere il verdetto dei giudici giudicanti. Continueremo, come abbiamo sempre fatto, ad avere fiducia nella magistratura perché col tempo la verità viene sempre a galla”.
Lo afferma il responsabile della Giovane Italia di Pignataro Maggiore, Mario Penna, che interviene sulla polemica legata alla sentenza Biopower1. cs
Lo afferma il responsabile della Giovane Italia di Pignataro Maggiore, Mario Penna, che interviene sulla polemica legata alla sentenza Biopower1. cs
Pignataro Maggiore - Caso Magliocca, arriva l'udienza preliminare
pignataaro maggiore. Giovedì Giorgio Magliocca sarà davanti al giudice per l’udienza preliminare. Potrebbe essere stabilita la sua scarcerazione dopo circa seimesi di carcerazione. La difesa dell’ex sindaco è affidata all’avvocato Mauro Iodice. Deciderà - l’eventuale rinvio a giudizio e l aricheista di scarcerazione - il Gup, dottor De Gregorio del Tribunale di Napoli.
Le pesanti accuse della Procura
Novantatre pagine per spiegare le ragioni che hanno reso necessario l’arresto dell’ex sindaco Giorgio Magliocca. Una corposa documentazione che la dottoressa Terzi conclude così: “Giorgio Magliocca é sindaco per "graziosa" intercessione del defunto Lello Lubrano, quindi per i buoni auspici di Pietro Ligato, che lo appoggiò; nella successiva competizione amministrativa.
I suoi mandati, nati in odor di camorra, si sono coerentemente caratterizzati per un fiancheggiamento tenace, privo di tentennamenti, ai boss cui l'indagato doveva le sue rapide fortune.
Favori e privilegi frutto di una preannunziata gratitùdine che hanno sistematicamente impedito allo Stato di porsi quale baluardo alla delinquenza organizzata. L'asservimento sistematico della cosa e della volontà' pubblica ad interessi spuri assume, nella piccola realtà catena, una valenza simbolica che soverchia I pur consistenti ritorni economici di cui i Lubrano-Ligato hanno potuto godere.
L'Infedele gestione dei beni confiscati ai camorristi, frutto di un deprecabile patto, si risolve,: infatti^ in una diffusa rassegnazione all'illegalità, nella perdita della speranza, nella resa degli onesti:
E' il peggior servizio che un uomo dello Stato possa rendere ai suoi concittadini.
Senza dire che Magliocca non solo esegue puntualmente gli ordini dei suoi referenti, ma si prodiga nel dissimulare le sue e le loro malefatte, strumentalizzando il suo potere per creare false apparenze. Quindi, persevera nel delitto con una pervicacia nella quale c'é tutta la misura della sua non reversibile compromissione.
La difesa di Magliocca
Queste sono le grazi accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Napoli che l’indagato ha sempre respinto con fermezza dichiarandosi innocente e sicuro di poterlo dimostrare in fase processuale. Magliocca ha sempre parlato di un complotto ordito nei suoi confronti. Per ben due volte, però, i giudici del riesame hanno confermato la linea dell’accusa.
Le pesanti accuse della Procura
Novantatre pagine per spiegare le ragioni che hanno reso necessario l’arresto dell’ex sindaco Giorgio Magliocca. Una corposa documentazione che la dottoressa Terzi conclude così: “Giorgio Magliocca é sindaco per "graziosa" intercessione del defunto Lello Lubrano, quindi per i buoni auspici di Pietro Ligato, che lo appoggiò; nella successiva competizione amministrativa.
I suoi mandati, nati in odor di camorra, si sono coerentemente caratterizzati per un fiancheggiamento tenace, privo di tentennamenti, ai boss cui l'indagato doveva le sue rapide fortune.
Favori e privilegi frutto di una preannunziata gratitùdine che hanno sistematicamente impedito allo Stato di porsi quale baluardo alla delinquenza organizzata. L'asservimento sistematico della cosa e della volontà' pubblica ad interessi spuri assume, nella piccola realtà catena, una valenza simbolica che soverchia I pur consistenti ritorni economici di cui i Lubrano-Ligato hanno potuto godere.
L'Infedele gestione dei beni confiscati ai camorristi, frutto di un deprecabile patto, si risolve,: infatti^ in una diffusa rassegnazione all'illegalità, nella perdita della speranza, nella resa degli onesti:
E' il peggior servizio che un uomo dello Stato possa rendere ai suoi concittadini.
Senza dire che Magliocca non solo esegue puntualmente gli ordini dei suoi referenti, ma si prodiga nel dissimulare le sue e le loro malefatte, strumentalizzando il suo potere per creare false apparenze. Quindi, persevera nel delitto con una pervicacia nella quale c'é tutta la misura della sua non reversibile compromissione.
La difesa di Magliocca
Queste sono le grazi accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Napoli che l’indagato ha sempre respinto con fermezza dichiarandosi innocente e sicuro di poterlo dimostrare in fase processuale. Magliocca ha sempre parlato di un complotto ordito nei suoi confronti. Per ben due volte, però, i giudici del riesame hanno confermato la linea dell’accusa.
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