
La Motta ha scelto Facebook - uno strumento che coinvolge più di 500 milioni di utenti – per amplificare la sua provocazione. Il social network si conferma cassa di risonanza per tanti che vogliono dare visibilità alle proprie azioni, spesso estreme. Gli utenti di Facebook non sono solo ragazzini rintanati nelle loro stanzette, ma sono, per lo più, adulti che rinunciano alla privacy ed offrono momenti della propria vita, per fare nuove amicizie o riscoprirne di vecchie, per evadere dalla quotidianità, per vivere minuti di celebrità e, spesso, per raccontare al mondo intero la propria disperazione. Su facebook si annuncia il proprio suicidio o la strage al college – come spesso accade nelle scuole americane. Si tratta - precisano gli esperti – di autentiche richieste d’aiuto quasi sempre inascoltate o sottovalutate. Anche per Vincenzo La Motta Facebook è diventato l’ultima spiaggia per mostrare al mondo intero la propria rabbia. “La mia storia – precisa La Motta - è una tipica storia italiana, mi è mi è stato tolto il diritto di lavorare. Come si può pretendere di fare il dovere quando ti negano il tuo diritto costituzionale, quanto ti lasciano senza lavoro?".
“La Motta - precisa Vincenzo Cappello sindaco di Piedimonte Matese - rappresenta un disagio sociale diffuso in tutta la nostra Nazione, generato da continui errori nella gestione della cosa pubblica. Noi comuni vediamo le risorse destinate alle politiche sociali sempre più ridotte. Per questo abbiamo scelto di rinunciare alle nostre indennità per poter utilizzare parte di quei fondi a beneficio dei più deboli. Piedimonte Matese sa ancora essere generoso con chi attraversa momenti difficili”.
“L’annuncio di Vincenzo La Motta rappresenta - sottolinea Agnese Ginocchio cantautrice e testimonial per la pace - il drammatico epilogo di una caso umano, purtroppo non più caso isolato nella nostra società.
La Motta è una delle tante vittime di un sistema politico-finanziario malato, incapace di garantire equità sociale ma capace di pesare sempre e solo sulle fasce più deboli. Negare il diritto al lavoro è un autentico crimine contro la dignità delle persone”.
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